lunedì 29 febbraio 2016

LIVE REPORT:. THE QUIREBOYS dal vivo al Druso di Ranica (BERGAMO)


THE QUIREBOYS + THIRTEEN STARS + SEDDY MELLORY -al DRUSO di RANICA (BERGAMO). 


I Quireboys hanno da sempre rappresentato, sin dai loro primi esordi, giunti a fine degli anni 80, l 'anima piu' "sporca" e "vera" del rock 'n'roll di pura derivazione anni 70, senza compromessi, una musica fatta unicamente di cuore, passione e sentimento, ignara di ogni clichè dettato dal mercato discografico e libera di esprimersi ed estraniarsi dalle tendenze musicali del momento.

A tal proposito infatti, possiamo muovere (a piacere), qualunque critica ed osservazione circa la staticità musicale dei Quiereboys, dato che i circa 15 dischi finora pubblicati, sono sempre più o meno tutti sulla stessa "falsariga", ma nulla possiamo dire invece sulla loro coerenza trentennale e rispetto verso i fans, da sempre premiati con grandissime release, attente più a soddisfare i "vecchi " afictionados della band inglese (come il sottoscritto) anzichè cercare nuove soluzioni e ricambi generazionali attraverso dischi al passo coi tempi e di questo ai Quireboys ne sarò riconoscente a vita.
L'appuntamento live in programma per la prima data italiana del tour europeo 2016 a supporto del nuovo album "St.Cecilia and Gypsy Soul", presso "il Druso" di Ranica, collocato in mezzo alle vallate Bergamasche, era un boccone troppo prelibato e appetitoso per essere trascurato.

Se a ciò aggiungiamo il fatto che era da molto tempo che non vedevo più in azione live Spike & Co., lo stimolo per non farmi scappare questo evento e muovere le chiappe è giunto di conseguenza. 
Arrivato nel locale non prestissimo (causa bizze del navigatore satellitare) e con parecchia fame (vista l 'ora), mi sono ristorato presso l'ottima cucina all'interno del Druso, ottimamente fornita, perdendomi l'esibizione del primo dei 2 gruppi a supporto, tali Saddy Mellory.
Lacuna prontamente recuperata con i secondi in scaletta da programma, gli sconosciuti (per me almeno) Thirteen Stars.
Davvero una gradita sorpresa direi, fautori di un' ottimo southern rock, molto robusto e vitale, con un look tra i Cawboy Texani e i contadini del Mississipi, sorprende invece scoprire tramite amici tra gli spettatori, che siano invece anglosassoni purosangue !
45 minuti di ottima musica, e il giusto aperitivo al "piatto forte" della serata che a breve seguirà sul palcoscenico del Druso.
Un congedo tra meritati applausi e ovazioni del numeroso oramai pubblico presente in sala.


Alle 23.30 circa (orario azzardato per uno show infrasettimanale) tra tripudi vari, braccia al cielo e incitamenti vari, fanno finalmente la loro trionfale apparizione i The Quireboys! 
Si inizia forte con "Black Mariah", ma ci pensa la successiva " Too much of a good thing", ad alzare il livello tecnico e quello di agitazione dei partecipanti,che via via si è fatto sempre piu' numeroso e fitto, creando un bel colpo d'occhio da sotto il palco (dov 'ero posizionato io).
L'acustica purtroppo non è perfetta, penalizzata da suoni non ben calibrati, e spesso si fa quasi fatica sentire la voce di Spike, sovrastata dagli strumenti a tratti, situazione che fortunatamente andrà migliorando nel corso del concerto. "Smiled " e "Roses & Rings" arrivano dritte al cuore trafiggendolo con le spine dell'immancabile rosa posta nel taschino della giacca di Spike, ma con la stupenda "This is rock n roll" (vero inno dei Quireboys) e le 2 storiche "Whippin Boy" "Tramps and thieves" sparate a ruota, sono entrato ufficialmente in "modalità delirio", lasciandomi andare a incontrollati e vorticosi urli di esaltazione e gioia.
"Gracie B" , "Beautiful ann", "Beautiful curse", " There she goes again " (che non avrebbe sfigurato della discografia dei Rolling Stones), pezzi di rara classe e bellezza compositiva riportano la calma apparente, prima del gran finale, in cui vengono proposti ben 5 pezzi di quell'immortale capolavoro d'esordio "A bit of what you fancy" datato 1990, che mi fanno uscire definitivamente fuori di testa!


Si aprono le danze con " Hey you", "Sweet mary ann" ,"7 0'clock " uno delle mie preferite in assoluto, prima del bis conclusivo, servito su un prezioso piatto d'argento, ancora molto caldo, " I don't love you anymore" mi da sempre fortissime e intense emozioni miste brividi lungo la schiena, che solo la sensuale e roca voce di Spike riesce a trasmettermi, portando inevitabilmente la mia mente a ritroso nel tempo, a quel passato che non c'è più, purtroppo.
"Sex party" chiude al meglio (dopo 1 ora e 40 circa) un concerto perfetto, straordinariamente condotto da una band, i The Quireboys, in forma smagliante e con tante frecce ancora a disposizione nel loro arco da sparare per gli anni a seguire.
Tecnicamente parlando,  Spike si e' sempre circondato di musicisti eccelsi, che ha fatto meritare alla band nel corso del tempo, di fregiarsi del meritevole titolo di "Gypsy rock band" per eccellenza.
Di Spike, voce e fisico perfetto da trentenne apparte, sorprende il fatto di come riesca trovare la forza per cantare e ballare senza un'istante di sosta per tutto l'arco del concerto, dato che l'età anagrafica non e' esattamente un'alleata del vocalist in questione, forse chi fa r'n'r ha veramente fatto un "patto col diavolo" per restare eternamente bravi belli e dannati, io intanto vado al bancone a brindare con una bella Guiness (a tema) perche' questa sera abbiamo vinto tutto, noi fans presenti e i Quireboys.

IT'S ONLY ROCK N ROLL...e cosi' sia!













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